sabato 12 settembre 2015

LETTERA A TUTTI GLI STUDENTI..

LETTERA APERTA A TUTTI GLI STUDENTI PER L’INIZIO DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO
Cari Ragazzi,
Inizia un nuovo anno scolastico, tempo di impegni e sfide quotidiane, ma anche di allegria e divertimento, in fondo a scuola ci siamo stati tutti, oggi a distanza di tanti anni, é divertente anche ricordare quei giorni in cui eravamo impreparatissimi e la fortuna ci aveva scampato un’interrogazione..
La scuola è davvero un mondo stupendo, dove si forma e forgia il domani della nostra società.. A dire il vero ricordo con piacere anche quelle contese “politiche” in cui ci cimentavamo nei consigli di classe e di istituto e quella voglia di essere autori del nostro destino che ci spingeva a essere forti e a guardare al domani.. Una vecchia canzone di quegli anni parlava di “4 amici al bar” che avevano voglia di cambiare il mondo e che poi a poco a poco cedevano alle regole (scritte o no) di quell'aspetto del mondo, che finisce per spegnere sogni e speranze.. Molti di noi quei sogni non hanno mai smesso di farli e l’augurio che vi facciamo è di non smettere mai di sognare e soprattutto di pretendere di cambiare il mondo. Non cadete mai nella tentazione di demandare agli altri le scelte che toccano a voi, la scelta è ciò che vi rende liberi, perdendo la possibilità di scegliere perderemo tutto.
Non tenetevi lontani dalla politica, pretendete di dire la vostra e scegliete di cuore! Contestate le ingiustizie, protestate se giocano con il vostro futuro, ma ricordatevi che il modo di protestare, per quanto doverosamente forte, non può non tenere conto di quelle regole all’interno delle quali tutti dobbiamo muoverci e che travalicare sminuirebbe agli occhi dei più il senso stesso della protesta.
Paolo Borsellino diceva che viviamo una terra bellissima e disgraziata, abbiamo una malapianta, la mafia, che ci ha soffocato ed ha ucciso uomini, donne, bambini e speranze di intere generazioni. Combatterla ed annientarla è una scelta che dobbiamo prendere tutti, uno ad uno e non possiamo demandare ad altri. La mafia è un fenomeno culturale, sconfiggerla è un dovere morale, un imperativo categorico per tutti noi. E credetemi è possibile! Non c’è bisogno di grandi imprese, non ci sarebbe stato bisogno di martiri ed eroi se tutti avessimo fatto la nostra parte. Scacciamo insieme il malaffare e torniamo a respirare la nostra terra.
Il consumo di droghe, soprattutto quelle leggere, è in aumento anno dopo anno nelle scuole medie secondarie, eliminarne l’uso non è solo un problema di salute. L’uso di sostanze stupefacenti finanzia le organizzazioni criminali che in maniera diretta o indiretta ne controllano lo spaccio. Sappiate che oltre il 50% dei proventi di una banalissima “canna” vanno all'organizzazione criminale che controlla il territorio. I soldi che vengono usati per comprare la droga servono a pagare gli scagnozzi e comprare le armi di chi proverà ad uccidere poliziotti e magistrati e verrà ad estorcere il denaro ai vostri genitori. Colpiranno 2 volte quelle famiglie che vengono devastate dal mondo atroce della droga e che alla fine sono sempre le ultime a sapere di questo sciagurato tunnel in cui troppo spesso si cade ancora. E’ tempo di spazzare via dalla nostra vita e dal nostro futuro questa malapianta della mafia e tutte le sue tremende ramificazioni..
Siamo sempre andati nelle scuole e lo faremo ancora. Mostriamo sempre il lato più umano e sociale delle forze dell’ordine che rappresentiamo. Torneremo anche quest’anno.. e insieme saremo tutti sempre più forti e insieme impareremo ogni giorno qualcosa di nuovo alla scuola della vita.
Buon anno scolastico ragazzi..
Luigi Lombardo
Siap Palermo

mercoledì 8 luglio 2015

FARE MEMORIA.. INSIEME..

PIAZZA MAGIONE 17 LUGLIO 2015 ore 19.00
REPARTO SCORTE 18 LUGLIO 2015 ore 10.30
VIA D'AMELIO 19 LUGLIO 2015 ore 15.00

ESSERCI É UN DOVERE DI TUTTI !!

Per un qualsiasi poliziotto il 19 luglio e il 23 maggio, così come purtroppo altre tantissime date, non sono ricorrenze comuni, Sono molto, molto di più. E' il momento in cui nessuno di noi riesce a sostenere lo sguardo ed la memoria senza cedere a quel nodo in gola che ti stringe sempre più forte quanto più forte si fa il ricordo. E' una ricorrenza sacra: Sangue innocente, sparso da una esplosione devastante, urla ancora e sempre più forte da via D'Amelio. 
Abbiamo formalizzato al Questore di Palermo regolare richiesta di manifestazione. Abbiamo mandato una lettera aperta a tutti i poliziotti.
Cinque di noi, assieme al Dottore Borsellino (lo chiavano così) hanno varcato le porte dell'eternità in un istante solo: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Si chiamavano così, si chiamano ancora così.
Sono entrati nell'immortalità attraverso il ricordo imperituro che é rimasto nel cuore e nell'animo di tutti i poliziotti.
Non erano semplicemente "la scorta", come a voler racchiudere cinque universi in una dicitura senza profondità di storie: cinque vite spezzate. Cinque strappi, cinque esistenze in frantumi. Cinque famiglie devastate, mogli vedove, figli orfani…
Erano, sono e saranno sempre i nostri eroi.
Per loro, per tutto questo e per tutto quello che verrà, il prossimo 17 luglio 2015, ci ritroveremo a P.za Magione per il “1° Torneo la legalità scende in campo, il 18 LUGLIO, alle ore 10:30 deporremo un mazzo di fiori, segno di vita e speranza, assieme ad una rappresentanza di ragazzi del mondo dell’associazionismo antimafia (Agende Rosse, Scorta Civica, 100% in movimento, Antimafia 2000 etc.) e ai familiari delle vittime, presso la lapide del Reparto Scorte di Palermo. L’indomani, anche quest'anno, ci ritroveremo in via D'Amelio, per “fare memoria insieme”. IL 19 LUGLIO IL SIAP SARÀ LI’, TUTTO IL GIORNO, SILENZIOSA PRESENZA, davanti a quell'albero che odora di libertà e speranza. Nell’occasione alcuni dei nostri quadri sindacali indirizzeranno lettere e pensieri ai colleghi che si sono sacrificati per tutti.
Ci siamo rivolti a tutti i poliziotti perché tutti portiamo cucita sulla pelle la stessa divisa di quei martiri laici, perché nelle vene di tutti scorre il sangue che reclama verità e giustizia per quei cinque ragazzi, per quei cinque sogni spezzati.
Non importa la qualifica, il ruolo, il grado le varie appartenenze, ci importa solo che quel giorno stiamo insieme, perché oltre il ricordo, ciò che conta veramente é fare memoria e la memoria, quando é sana, unisce e non divide.
Ci stringeremo attorno alla società civile di cui siamo fieramente parte, un abbraccio ideale vedrà poliziotti e cittadini diventare una cosa sola nella memoria comune, perché se c'è uno scellerato evento che proprio non possiamo permetterci, quello é che quel sangue possa essere stato versato invano.. non ci stiamo e non ci staremo, né ora, né mai!
IL 17, 18 E 19 LUGLIO, ESSERCI É E SARÀ UN DOVERE DI TUTTI!
Palermo 08 luglio 2015

SEGRETERIA PROVINCIALE SIAP PALERMO

venerdì 1 maggio 2015

Il nostro pellegrinaggio laico..

da Portella..
La folla andava festante, una vecchietta, sorridendo, credeva che fossero mortaretti e forse cominciò a battere le mani festosa forse rideva.. Per una frazione di secondo.. il sorriso sparì subito e si disciolse in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non sialzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.
Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. Era il 1° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana: 11 morti, due bambini e nove adulti. 27 i feriti. Tutti poveri contadini siciliani. 4 mesi dopo si dirà che a sparare dalle alture, sulla folla radunata a celebrare la festa del lavoro, erano stati gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, ma lui e i suoi briganti non erano i soli. Oggi a quasi settanta anni, quella prima teoria continua a vacillare..
Da quella piana il sangue povero e onesto dei lavoratori intenti a festeggiare lancia ancora un urlo assordante che assume nuove forme e significati: mai più tristi commistioni tra mafia e politica, mai più vili depistamenti di stato, mai più sangue innocente di poveri lavoratori.. mai più!! Portella é il mio santuario laico cui ogni anno non lesino nessun un pellegrinaggio, rimango lì su quelle zolle imporporate del sangue di compagni festanti, sento i loro nomi richiamati ad uno ad uno nell'ora dell'eccidio, vedo mille bandiere al vento e in cuor mio piango lacrime amare per quella bandiera ancora rattrappita, lacera ed insanguinata: la bandiera della dignità che deriva da un lavoro vero e onesto, dignitoso e solido..
un ultimo pensiero da quelle alture vola via lontano..
Come ogni anno tra quei sassi che sono impregnati del sangue imperituro dei lavoratori.
Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna (18 anni), Francesco Vicari, Vito Allotta (19 anni), Serafino Lascari (15 anni), Filippo Di Salvo (48 anni), Giuseppe Di Maggio (13 anni), Castrense Intravaia (18 anni), Giovanni Grifò (12 anni), Vincenza La Fata (8 anni).. 
In un'iperbole ardita lunga più di mezzo secolo, sentiamo il loro sangue unito a quello che in maniera infame deriva dalle "morti bianche" che nulla hanno di bianco e a quello dei molteplici recenti suicidi di gente disperata, urla nel silenzio delle coscienze. Il lavoro é una parte di dignità umana intangibile.. guai a chi ne fa scempio.
Che sapore dare a questo 1 maggio? Il primo senza l'art.18 a tutela dei diritti dei lavoratori? Amaro di sicuro, ma senza il retrogusto della rassegnazione, con la voglia e la smania di fare e lavorare per il bene di un mondo che sembra non volerne sapere di diventare migliore.
Con il pensiero a quei colleghi che per il proprio lavoro oggi si troveranno a fronteggiare dei manifestanti di cui magari condividono il senso profondo della protesta, a quei colleghi che per il proprio lavoro oggi presteranno aiuto ai fratelli d'oltremare arrivati alla ricerca di una speranza, a tutti coloro che metteranno come ogni giorno la vita in discussione per gli altri, a chi un lavoro ce l'ha e a chi no; a chi ce l'ha ma é come se non l'avesse perché non ha garanzie per il futuro; a chi non fa ciò che ama e tenta di amare ciò che fa.. a chi per lavoro é morto, a chi per lavoro lascia la casa, a chi il lavoro non consente una casa.. a chi avrei voluto vedesse Portella, passeggiando tra quei sassi.. a tutti i figli della nostra amata Repubblica "fondata sul lavoro" buon 1° Maggio..

Luigi Lombardo SIAP Palermo

sabato 25 aprile 2015

25 APRILE: RESISTERE!

RESISTERE RESISTERE RESISTERE
I valori della nostra "RESISTENZA", farsi società unita e forte, società che riscopre se stessa ed il senso di tutto nell'ideale comune di un mondo libero e migliore. Contro una tirannide. Mi son chiesto quanti tipi di tirannide oggi attanagliano il nostro tempo: la criminalità in ogni sua forma, tirannide del dio-denaro, sperequazioni economiche tra nazioni e all'interno di esse tra le fasce di lavoratori nella stesso Paese, crisi speculative che massacrano le classi più deboli, mercanti di morte che seminano disperazione e fanno scempio di vite umane, rendendo quel mare che fu culla di vita e civiltà una tomba; le piaghe sociali come l'abuso di stupefacenti e tutto un elenco sterminato di "tirannidi" che schiavizzano uomini e coscienze, la mancanza della certezza di un lavoro che doni dignità e serenità a giovani e meno giovani e continueremmo l'elenco all'infinito.. Il mondo materiale e i suoi biechi e squallidi interessi che vince sull'anima e sul cuore..
No! Non é finito il tempo della Resistenza, ogni giorno almeno un buon motivo per resistere viene a cercarci. Ogni giorno sentiamo bruciare in petto la prepotente voglia di non restarcene in silenzio a guardare la rovina circostante senza muoverci.
Se non sapremo riscoprirci "fratelli" nei valori della Resistenza non vinceremo mai.
Mi hanno colpito molto le parole di Calamandrei, che lascio di seguito a tutti. Felice Festa della Liberazione.. Felice Resistenza a tutti:
[...] Ma fino da allora cominciò la Resistenza: contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’uomo a cosa, l’antifascismo significò la Resistenza della persona umana che si rifiutava di diventare cosa e voleva restare persona: e voleva che tutti gli uomini restassero persone: e sentiva che bastava offendere in un uomo questa dignità della persona, perché nello stesso tempo in tutti gli altri uomini questa stessa dignità rimanesse umiliata e ferita. Cominciò così, quando il fascismo si fu impadronito dello Stato, la Resistenza che durò venti anni. Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione civile. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono ad uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell’aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c’era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata.
Vent’anni: e alla fine la guerra partigiana scoppiò come una miracolosa esplosione. Lo storico che fra cento anni studierà a distanza le vicende di questo periodo, narrerà la guerra di liberazione come una guerra che durò venticinque anni, dal 1920 al 1945, e ricorderà che la sfida lanciata dagli squadristi del 1920 fu raccolta e definitivamente stroncata dai partigiani del 1945. E il 25 aprile finalmente i vecchi conti col fascismo furono saldati: e la partita conclusa per sempre.
Non bisogna credere, come qualche pietoso oggi vorrebbe per carità di patria, che gli orrori degli ultimi due anni siano stati così spaventosi solo perché il nemico era mutato: perché gli oppressori non erano più soltanto i fascisti nostrani, ma erano gli invasori tedeschi, gli Unni calati dai paesi della barbarie.
E’ vero sì, che gli ultimi due anni portano il nome di Kesselring; ma Kesselring fu l’ultimo dono che Mussolini fece all’Italia; fu l’ultimo volto di una follia che da venti anni preparava l’Italia a quell’epilogo spaventoso. Su su, regione per regione, borgo per borgo, porta per porta, la furia barbarica, chiamata in casa nostra dal dittatore impazzito, passava e livellava come una falce. […]
La Resistenza alla fine li spazzò via; ma non bisogna oggi considerar quell’epilogo soltanto come la cacciata dello straniero. Quella vittoria non fu soltanto vittoria contro gli invasori di fuori: fu vittoria contro gli oppressori, contro gli invasori di dentro. Perché, sì, veramente, il fascismo fu un’invasione che veniva dal di dentro, un prevalere temporaneo di qualche cosa di bestiale che si era annidato o si era ridestato dentro di noi: e la Liberazione fu veramente come la crisi acuta di un morbo che finalmente si spezzava dentro il nostro petto, come lo strappo risoluto con cui il popolo italiano riuscì con le sue stesse mani a svellere dal suo cuore un groviglio di serpi, che per venti anni l’aveva soffocato.
Vittoria contro noi stessi: aver ritrovato dentro noi stessi la dignità dell’uomo. Questo fu il significato morale della Resistenza: questa fu la fiamma miracolosa della Resistenza.
Aver riscoperto la dignità dell’uomo, e la universale indivisibilità di essa: questa scoperta della indivisibilità della libertà e della pace, per cui la lotta di un popolo per la sua liberazione è insieme lotta per la liberazione di tutti i popoli dalla schiavitù del denaro e del terrore, questo sentimento della uguaglianza morale di ogni creatura umana, qualunque sia la sua nazione o la sua religione o il colore della sua pelle, questo è l’apporto più prezioso e più fecondo di cui ci ha arricchito la Resistenza.
[Tratto da Passato e avvenire della Resistenza, discorso tenuto da Piero Calamandrei il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri].

giovedì 23 aprile 2015

VIII CONGRESSO SIAP PALERMO

RELAZIONE INTRODUTTIVA ALL'OTTAVO CONGRESSO SIAP PALERMO
"Palermo... e una sicurezza che cambia"
Quando il Segretario Generale Salvatore COMO ha deciso di affidarmi la relazione introduttiva, da subito ho avuto chiaro in mente quanto fosse complesso il compito che mi aveva affidato. Difficile perché articolata e complessa è stata ed è l’attività del sindacato di Polizia, difficile perché difficile é incarnare le aspettative e le esigenze di una categoria di lavoratori così composita e variegata in un momento tanto complicato ed astruso a livello sociale e politico, tanto a Palermo quanto al resto dell’Italia.. Difficile perché rappresentare una categoria di lavoratori che “istituzionalmente” rischiano la vita e altrettanto istituzionalmente vedono calpestate le loro legittime aspettative, relegati spesso a cittadini di serie “C”, impone profonde riflessioni da porre all’attenzione di tutti. E “cambia la sicurezza”, cambia il senso della sicurezza ed il bisogno di legalità accompagnato ad essa, ed è difficile e sottile interpretarne i cambiamenti.
Ma davanti a tante difficoltà c’era qualcosa di facile ed era individuare una via da seguire. Chi fa sindacato di Polizia è prima di tutto un poliziotto, una donna o una uomo che sa che la propria vita sarà nelle mani di un pericolo incombente per mettere in sicurezza persone di cui non conosce nulla.. votati al sacrificio per professione! Ma credetemi questo non può avvenire per quella miseria di stipendio che certamente non vale una vita umana. Avviene perché tutti coloro che indossano una divisa lo fanno sotto una spinta motivazionale fortissima splendente, la coscienza che il bene comune attiene a quella sfera luminosa superiore all’interno della quale sono relegati i più profondi e veri interessi di una società intera, perché matura dentro se la certezza, anche inconscia, che quell’estremo sacrificio cui potrebbe essere chiamato da un momento all’altro, quel distacco dai suoi cari, potrebbe essere quel piccolo ma indispensabile ingranaggio che fa del mondo che lo uccide oggi, un posto migliore domani. Martiri per sacrificio, io li chiamo EROI. Eroi silenziosi che mille volte rischiano la vita e solo una si guadagnano la notorietà, quando il mondo li piange. BORIS GIULIANO, DOMENICO RUSSO, CALOGERO ZUCCHETTO, NINNI CASSARÀ, ROBERTO ANTIOCHIA, NATALE MONDO, NINO AGOSTINO E IDA CASTELLUCCIO, EMANUELE PIAZZA, ANTONIO MONTINARO, VITO SCHIFANI, ROCCO DI CILLO, EMANUELA LOI, WALTER EDDIE COSINA, AGOSTINO CATALANO, VINCENZO LI MULI, CLAUDIO TRAINA.
Rimangono impresse ed indelebili le terribili immagini di quei funerali quando la gente urlava di voler entrare in Chiesa per rendere omaggio ai “suoi morti”, quelli che la gente sana di Palermo considerava e considera i suoi morti. Non i morti della Polizia, di una sola categoria, ma i figli e i fratelli di tutti. Così che anche io da poliziotto a mia volta possa ritenere miei fratelli persone come Giuseppe Fava, Peppino Impastato, Libero Grassi e P. Pino Puglisi.
La nostra città non poteva e non può più permettersi che il legame imprescindibile, essenziale e naturale che lega poliziotti e cittadini sia dilaniato e reciso, perché in fondo abbiamo sempre creduto che quel legame doveva solo ripulito da anni e anni di scorie istituzionali.. Perché vedete, ciò che una intera classe politica ha fatto per anni, in maniera più o meno evidente, ossia tenere le FF.OO. lontane dalla gente è stato molto più di una bieca strategia politica, è stato ed è ogni volta che ci provano uno scempio sociale. Uno scempio acuito dal fatto che ormai, senza che nessuno si scandalizzi, possiamo serenamente affermare che il sistema sicurezza oggi si basa solo su quell’abusatissimo senso di responsabilità dei poliziotti che li condanna a fare molto più di ciò che consideriamo “il dovuto”: penso ai colleghi dell’UPGSP auto disastrate delle volanti, radio non funzionanti, corsi di formazione che non avvengono quasi mai e quando avvengono si fanno con il contagocce, penso alle fatiscenti auto blindate (quando ci sono) dei colleghi delle SCORTE, con centinaia di migliaia di km alle spalle, gomme usurate e sospensioni e motori inefficienti, Reparto dove il Siap ha dovuto denunciare addirittura la mancanza di lampeggianti e giubbotti antiproiettile, ai colleghi della SQUADRA MOBILE e della DIGOS, reparti di alta investigazione ed intelligence, privi dei mezzi minimi per lavorare serenamente, i cui dirigenti avrebbero fatto meglio a studiare economia piuttosto che giurisprudenza, visto che devono fare i contabili e ragionieri ed amministrare le scarsissime risorse a disposizione; ai colleghi dei COMMISSARIATI sezionali, posti di trincea, quali Brancaccio e San Lorenzo che lavora sullo ZEN, ma penso a quelle frontiere di provincia che sono i commissariati distaccati, spesso isole come Partinico o Corleone in terra di scontri mafiosi dove ogni giorno si continua a sparare ed uccidere, agli uffici immigrazione per garantire il diritto alla salute dei quali abbiamo avuto la necessità di ricorrere ad un intervento della segreteria nazionale; ai reparti mobili e i RPC sbattuti a destra ed a manca senza che sia loro concessa la possibilità di regolare una vita sociale e prendere comunemente impegni; penso alla polizia di frontiera con personale rimaneggiatissimo, dove i colleghi chiedono volontari di lavorare quando sono a riposo pur di non lasciare soli i compagni.
Penso a tutta la categoria dei poliziotti che si sono visti bloccare illegittimamente gli stipendi per 4 anni, che hanno i contratti fermi da 8 anni, che non arrivano a fine mese e che non possono svolgere nessuna attività lavorativa extra; penso ai colleghi che si vedono ingabbiati e condannati volontariamente a straordinari pagati euro 6.50 l’ora pur di sbarcare il lunario, che si vedono precluse, le possibilità di carriera interna e che quando parlano di “porcata, truffa, meritocraticidio, infamia”, pensano a quell’aborto di concorsone che sapevamo fin dall’inizio che sarebbe stata una farraginosa ed inutile spesa che, come risultato unico, avrebbe annientato le possibilità di guardare avanti per tutti i “giovani adulti! della polizia con meno di 24/25 anni di servizio e che solo NOI DEL SIAP abbiamo avversato.
Penso ad una forza di Polizia che aspetta da anni un riordino che la renda più funzionale e possa rispondere alle aspettative del sistema sicurezza e a quelle altrettanto legittime dei poliziotti, penso al sindacato di Polizia che è costretto a elemosinare gli strumenti di lavoro snaturando il suo ruolo, perché se chiediamo auto, divise, lampeggianti e corsi d’aggiornamento non stiamo chiedendo i diritti ma i doveri, ovvero la possibilità di poter lavorare professionalmente e serenamente. Un poliziotto che lavora sicuro, un poliziotto motivato è un valore aggiunto per l’intera comunità, noi anche di questo ci facciamo carico: essere pungolo attivo e vivace laddove tutti sembrano assopirsi nel sonno della ragione e delle responsabilità.
In questa sala ci sono dei ragazzi, alcuni giunti da poco a Palermo, Claudio, Giovanni, Antonio, Giulio e Alessio, giovani eletti come delegati da gente che ha più anni di servizio di quanto loro ne abbiano di vita. Sono il segno della speranza, giovani che prendono nei posti di lavoro in mano le redini di un sindacato che ormai è l’ultimo baluardo a tutela dei diritti dell’intera società civile, primo tra tutti il diritto alla sicurezza.
Il sindacato interpretando i cambiamenti del mondo si fa rete, incontra la gente, ritrova la sua essenza di parte sociale. Va nelle scuole di ogni ordine e grado e abbraccia per strada, nelle piazze quei movimenti civici che con animo e cuore si sono voluti fare scorta “civica” attorno ai nostri ragazzi delle scorte e ai magistrati, abbraccia quei ragazzi che hanno chiesto e continuano a chiedere incessantemente che si faccia luce sulle stragi ove hanno perso la vita tante persone in divisa. Ma temo di aver confuso gli aggettivi possessivi. Gli uomini e le donne delle scorte non sono i “nostri” uomini, così come non lo sono gli uomini e le donne delle volanti o dei commissariati o gli uomini degli uffici prettamente investigativi. Sono i figli e i fratelli della società civile. SONO SOCIETA’ CIVILE. L’abbraccio della quale abbiamo sentito e sentiamo ogni anno in via D’Amelio e dall’anno scorso anche dentro la Caserma Lungaro.
Oggi più che mai bisogna camminare insieme, riscoprire il senso dell’unità, un nuovo “NOI”. Ed è per questo forse oggi il danno peggiore alle F.O. viene fatto da quelle fazioni politiche che si ergono ad una “non richiesta” e solo apparente difesa ad oltranza delle forze di Polizia, arrivando a paradossi e mistificazioni che allontanano la gente dalle loro sorelle e fratelli in divisa.
Le stesse che meschinamente mettono in relazione la disperazione di chi scappa dalla fame e dalla guerra, con chi invece la guerra la crea e la porta avanti con la peggiore efferatezza che gli ultimi decenni ricordino. Agli sbarchi, ad assistere i fratelli d’oltre mare ci siamo noi e nessun poliziotto prova disprezzo o rabbia o spinte razziste quando prende in braccio un bambino disidratato e consunto da giorni e giorni in balia di mare e cattiva sorte, MAI!
Se la gente ci sente “propri” abbiamo vinto la nostra battaglia ed i colleghi non dovranno temere quando lavorano a rischio della vita immagini estrapolate ad arte da telefonini cellulari, che sono percepiti sempre pronti quando si deve crocifiggere un poliziotto e screditare l’intero corpo di Polizia, e sempre spenti quando c’è da filmare un crimine e metterlo a disposizione degli inquirenti.
I poliziotti hanno bisogno della gente almeno tanto quanto la gente ha bisogno dei poliziotti. Anche e soprattutto nei quartieri più disgraziati della nostra città, perché la sicurezza –lo diceva il nostro sempre compianto Antonio Manganelli- si fa anche irrorando un quartiere di servizi, illuminazione, spazi e verde pubblico. Mai più ghetto, ma integrazione. Non possono esistere zone franche dove si spara ogni giorno, e dove i nostri uomini rischiano la vita anche negli interventi più banali. C’è bisogno di leggi certe che non scoraggino gli operatori della giustizia. Vogliamo segnali chiari da parte del mondo politico che non riesce a smuovere dal Senato una legge sulla corruzione da 738 giorni, ma che è riuscito in un battito di ciglia a cancellare anni di conquiste lavorative e sociali, previste nell’art.18, riversando in piazza migliaia di lavoratori che proprio quei poliziotti, che pur ne condividevano le loro ragioni, si son trovati a fronteggiare. Quando la Polizia occupa gli spazi che la politica lascia vuoti è allora che si concretizza lo scempio sociale massimo.
Noi del SIAP abbiamo un grande sogno: vogliamo rendere grandissimo il Siap, ma non per una difesa di bandiera o una concezione calcistica, ma perché sappiamo di essere e vogliamo essere il più grande baluardo a difesa della dignità dei poliziotti e di conseguenza di una società migliore, perché riteniamo cha anche da lì passa il fondamento di una società più giusta.
Viva le donne e gli uomini della Polizia di Stato, viva le donne e gli uomini del Siap, viva le donne e gli uomini della società civile insieme ai quali lavoreremo ogni giorno per fare della nostra Palermo,come diceva Paolo Borsellino, un posto bellissimo..
Grazie.
Luigi Lombardo Seg. Prov. SIAP Palermo

sabato 18 aprile 2015

Uff. Immigrazione: gravi problematiche

UFFICIO IMMIGRAZIONE: GRAVI PROBLEMATICHE

        AL SIGNOR QUESTORE DI                                                               PALERMO
E p.c.
         ALLA SEGRETERIA NAZIONALE                                                          ROMA

Signor Questore,
Gli sforzi in questi giorni compiuti da tutte le donne e gli uomini della Polizia di Stato nella nostra provincia per fronteggiare le emergenze connesse agli sbarchi sono state e continuano ad essere encomiabili. Tra questi notevole è stato l’impegno in primis dei colleghi dell’Ufficio Immigrazione. Ufficio che tra l’altro è continuo oggetto di interesse da parte della nostra O.S. per le continue problematiche che non si riesce mai a risolvere senza innalzare il livello delle posizioni.
In questo caso la storia purtroppo non cambia e la estrema gravità della situazione non ci consente di indugiare. Ci giungono notizie dai rappresentanti sindacali sul posto di lavoro che si sarebbero di recente verificati 2 casi di positività ai test di controllo anti tubercolari. In giorni di alto impatto e stress lavorativo, notizie come queste creano disagio e apprensione tra i colleghi. Urge fare chiarezza. E’ vero che ci sono stati 2 casi di positività a 2 diversi e successivi livelli di test per la tubercolosi? Se si, esiste un protocollo di sicurezza volto a tutelare le stesse persone interessate e i loro colleghi da eventuali rischi di contagio? Se il protocollo esiste, è stato rispettato? Sono stati rispettati i tempi, che auspichiamo più celeri possibili, tra un esame e l’altro? I colleghi interessati hanno dovuto sostenere spese per svolgere gli esami clinici? Se questo è avvenuto, sono stati attivati meccanismi di ausilio e sostegno, anche economico, a favore dei colleghi interessati?
Ma non si esauriscono qui le problematiche di un ufficio che anche nei momenti di maggiore sforzo di personale sembra riuscire a fare a meno di qualcuno dei suoi dipendenti, magari per rispondere a logiche che non conosciamo. Ci viene rappresentato che sia stata negata la possibilità di utilizzare un’auto di servizio per i colleghi che dovevano recarsi al Porto di Palermo per i noti servizi, costringendo i colleghi a recarsi in loco con i propri mezzi. Se l’episodio si fosse realmente verificato, le chiediamo di accertare i motivi e di impedire che un fatto del genere si possa ripetere in futuro.
Certi che in questi giorni più che mai sia necessaria chiarezza e cortese celerità di risposte, rimaniamo in urgente attesa di notizie.
Palermo 16/ 04/ 2015

                                                                                 LA SEGRETERIA PROVINCIALE SIAP

venerdì 20 marzo 2015

VIII CONGRESSO PROVINCIALE SIAP


Introduce e presiede 
Salvatore COMO, Segretario Generale Provinciale SIAP Palermo

Relazione introduttiva 
Luigi LOMBARDO Segretario Provinciale Siap Palermo

Intervengono:
Rosario Crocetta, Presidente Regione Siciliana
Leoluca Orlando, Sindaco della Città di Palermo
Leonardo Guarnotta, già magistrato del pool antimafia della procura di Palermo 
Guido Nicolò Longo, Questore di Palermo
Beppe Lumia Senatore, Vice presidente commissione parlamentare antimafia
Antonino Di Matteo, Sostituto Procuratore di Palermo

Conclude
Giuseppe Tiani, Segretario Generale Nazionale SIAP

Saluti di
Luigi LOMBARDO, Segretario Generale Siap Sicilia, Agende Rosse, Scorta Civica

martedì 24 febbraio 2015

INDENNITA’ ACCESSORIE E BUSTA PAGA: CHIARIMENTI

            Al Sig. Questore  di
PALERMO
Alla Segreteria Nazionale SIAP
ROMA

Sig. Questore,
Sono giunte a questa Segreteria diverse segnalazioni circa la difficile intelligibilità delle voci della nuova busta paga, reperibile nel portale di servizio NOI PA.
L’Ufficio Amministrativo Contabile, della Questura di Palermo ha confermato che nel “cedolino” del mese in corso (febbraio) sono state pagate le indennità accessorie di dicembre e più precisamente: notturni, festivi, presenze esterne, super festivi e indennità di OP.
E’ bene precisare che, nel nuovo “modello di statino”, tali indennità risultano conglobate in un'unica voce, senza che vi siano indicate le specifiche quantità e che l’ammontare viene pagato al netto delle trattenute.
In questo modo, le indennità accessorie si sono trasformate in un conto matematico che il dipendente deve fare in maniera autonoma …… per deduzione!!
Si aggiunga che il pagamento, con le nuove procedure, slitta di quasi 60 giorni rispetto al mese in cui sono state maturate (Così con lo statino di febbraio si stanno pagando festivi, notturni e presenze esterne di dicembre e ….   così via).
Riteniamo che il sistema da questo punto di vista presenti diverse problematicità e che il calcolo a cui il collega deve attendere per verificare se non vi siano stati errori di comunicazione (plausibile che possa accadere) si presenti assai ostico. Inoltre non sappiamo ancora nulla riguardo allo straordinario, se cioè sarà o meno indicato nella busta paga di marzo e in quale modalità.
Le accessorie, Sig. Questore, sono parte integrante e, purtroppo, ormai indispensabile delle fragili economie familiari dei poliziotti. Le chiediamo un Suo autorevole intervento al fine di trovare utili soluzioni per l’individuazione di sistemi e meccanismi che non creino ritardi nella attribuzione delle spettanze e che le rendano intellegibili e verificabili a tutti i colleghi.
Ritenendoci fin da adesso a Sua completa disposizione per studiare insieme possibili soluzioni.
Cordiali Saluti.
Palermo 24/02/2015

LA SEGRETERIA PROVINCIALE SIAP