venerdì 1 maggio 2015

Il nostro pellegrinaggio laico..

da Portella..
La folla andava festante, una vecchietta, sorridendo, credeva che fossero mortaretti e forse cominciò a battere le mani festosa forse rideva.. Per una frazione di secondo.. il sorriso sparì subito e si disciolse in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non sialzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.
Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. Era il 1° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana: 11 morti, due bambini e nove adulti. 27 i feriti. Tutti poveri contadini siciliani. 4 mesi dopo si dirà che a sparare dalle alture, sulla folla radunata a celebrare la festa del lavoro, erano stati gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, ma lui e i suoi briganti non erano i soli. Oggi a quasi settanta anni, quella prima teoria continua a vacillare..
Da quella piana il sangue povero e onesto dei lavoratori intenti a festeggiare lancia ancora un urlo assordante che assume nuove forme e significati: mai più tristi commistioni tra mafia e politica, mai più vili depistamenti di stato, mai più sangue innocente di poveri lavoratori.. mai più!! Portella é il mio santuario laico cui ogni anno non lesino nessun un pellegrinaggio, rimango lì su quelle zolle imporporate del sangue di compagni festanti, sento i loro nomi richiamati ad uno ad uno nell'ora dell'eccidio, vedo mille bandiere al vento e in cuor mio piango lacrime amare per quella bandiera ancora rattrappita, lacera ed insanguinata: la bandiera della dignità che deriva da un lavoro vero e onesto, dignitoso e solido..
un ultimo pensiero da quelle alture vola via lontano..
Come ogni anno tra quei sassi che sono impregnati del sangue imperituro dei lavoratori.
Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna (18 anni), Francesco Vicari, Vito Allotta (19 anni), Serafino Lascari (15 anni), Filippo Di Salvo (48 anni), Giuseppe Di Maggio (13 anni), Castrense Intravaia (18 anni), Giovanni Grifò (12 anni), Vincenza La Fata (8 anni).. 
In un'iperbole ardita lunga più di mezzo secolo, sentiamo il loro sangue unito a quello che in maniera infame deriva dalle "morti bianche" che nulla hanno di bianco e a quello dei molteplici recenti suicidi di gente disperata, urla nel silenzio delle coscienze. Il lavoro é una parte di dignità umana intangibile.. guai a chi ne fa scempio.
Che sapore dare a questo 1 maggio? Il primo senza l'art.18 a tutela dei diritti dei lavoratori? Amaro di sicuro, ma senza il retrogusto della rassegnazione, con la voglia e la smania di fare e lavorare per il bene di un mondo che sembra non volerne sapere di diventare migliore.
Con il pensiero a quei colleghi che per il proprio lavoro oggi si troveranno a fronteggiare dei manifestanti di cui magari condividono il senso profondo della protesta, a quei colleghi che per il proprio lavoro oggi presteranno aiuto ai fratelli d'oltremare arrivati alla ricerca di una speranza, a tutti coloro che metteranno come ogni giorno la vita in discussione per gli altri, a chi un lavoro ce l'ha e a chi no; a chi ce l'ha ma é come se non l'avesse perché non ha garanzie per il futuro; a chi non fa ciò che ama e tenta di amare ciò che fa.. a chi per lavoro é morto, a chi per lavoro lascia la casa, a chi il lavoro non consente una casa.. a chi avrei voluto vedesse Portella, passeggiando tra quei sassi.. a tutti i figli della nostra amata Repubblica "fondata sul lavoro" buon 1° Maggio..

Luigi Lombardo SIAP Palermo